Menu

Cart

Content

Protocollo Dioniso

Breve sintesi Programma scientifico – Protocollo Dioniso

A cura del Dir. Scientifico e Consulente Comunità Vivere - Gaetano Tizza

La Comunità Vivere, nasce dalla motivazione a voler dare il nostro contributo riguardo il fenomeno dipendenze patologiche ed aiutare giovani e adulti sfortunati caduti nella ‘trappola’. Operiamo dal 2001, godendo di una convenzione con l’Asp di Enna per 8 posti e presto dell’accreditamento della struttura per 15 posti.
Negli anni abbiamo migliorato la nostra azione di recupero in termini di efficacia ed efficienza dei risultati conseguiti. Chi entra in Programma da noi è motivato a restare almeno per un anno (un buon 50% rimane anche fino a 2 anni), poiché è migliorata la nostra capacità di aggancio e proposta terapeutica, così come i risultati a lungo termine: circa il 50% dei pazienti che hanno completato il percorso comunitario sono ancora serenamente o ‘felicemente astinenti’, così come ci piace definirli.
Non ci accontentiamo ovviamente dei risultati e perciò continuiamo a rielaborare il Programma in funzione dell'esperienza maturata. Non ci vogliamo accontentare dell’ergoterapia (terapia occupazionale all’interno della struttura …), ma offriamo un Programma cognitivo-comportamentale scientificamente orientato, che affronta tutti i vari livelli problematici:  cognitivo, emotivo, comportamentale, relazionale, esplorativo, motivazionale, edonico, essenzialmente attraverso 3 obiettivi:
1) analisi-assessement-inquadramento della problematica psicopatologica associata alla dipendenza, mediante un’attenta valutazione clinica e somministrazione di batteria di test;
2) trattamento cognitivo-comportamentale, mediante la psicoterapia individuale e di gruppo: ogni settimana, i pazienti usufruiscono di un incontro individuale con lo Psicologo di riferimento e di ben 3/4 incontri di gruppo. Lo scopo è quello di lavorare sui vari vincoli patologici che hanno predisposto verso l’attaccamento patologico alle sostanze o comportamenti addictive, quindi favorire l’acquisizione di un ritrovato stato di benessere percepito, che aumenterà non solo la consapevolezza dei rischi e svantaggi nell’uso (del non ne vale la pena!), ma soprattutto del ‘non ho bisogno di quegli effetti’ ('non sono più un ansioso cronico e non mi serve l’alcol o l’eroina per calmarmi o per affrontare …'; 'non sono più depresso, per cui non mi serve la cocaina per sentirmi vivo e attivo'). Siamo cioè convinti che: maggiore è la condizione di benessere percepito e minore sarà la predisposizione all'attaccamento patologico e alle ricadute!
Per favorire tale condizione interveniamo attraverso micro-protocolli specifici:
- sull’alessitimia, cioè sulla tipica e frequente problematica subita da questi pazienti nel definire, accettare e gestire le emozioni negative, mediante un apposito training metacognitivo e di self-controll;
- sull’anedonia, cioè sui deficit nel desiderare, approcciare e provare piacere verso stimoli notoriamente gratificanti, attraverso un originale piano operativo di training edonico, che permette di ‘giustificare la rinuncia’ a quel tipo di piacere vissuto per effetto delle sostanze, non solo perché il paziente non ne ha più bisogno, in virtù della Psicoterapia sui vincoli patologici, ma perché troverà sistemi alternativi che lo conducono a percepire il piacere senza controindicazioni, sviluppando della sane dipendenze alternative (per maggiori dettagli si rimanda all’articolo di Gaetano Tizza: training edonico e potenziamento delle abilità emotive, Mucchi editore, 2011);
3) intervento psicosociale di re-inserimento sociale e lavorativo, attraverso un piano operativo che parte sin dagli ultimi mesi di permanenza nella Comunità, per preparare il paziente a questa delicatissima fase, potendo valutare in tempo i vari limiti e risorse personali, familiari, sociali, lavorative.
Per i particolari riguardo il programma si rimanda ai 3 articoli contenuti nella sezione ‘Progetti e pubblicazioni’.

Psicodiagnostica

Gli strumenti testologici utilizzati dall’equipe della Comunità Vivere sono diversi e la loro somministrazione viene effettuata in connubio all’evoluzione delle differenti fasi del programma terapeutico, cognitivo-comportamentale.
Nella fase di assessment, ci interessiamo all’inquadramento globale del funzionamento e dei vincoli patologici subiti dal paziente, monitorandone gli sviluppi durante la fase di trattamento, a seguito dell’intervento di psicoterapia individuale e di gruppo, previsto dal Protocollo “Dioniso”, ai vari livelli: biologico, cognitivo, emotivo, comportamentale, socio-relazionale, esplorativo, strategico, motivazionale ed edonico.


Fase di ASSESSMENT: inquadramento iniziale
Nella fase iniziale di assessment riveste particolare rilevanza il processo di valutazione diagnostica e la raccolta d’informazioni anamnestiche, indicative per la pianificazione dell’intervento terapeutico. Vengono utilizzati i seguenti strumenti:
o    Intervista europ-ASI.
o    CBA (Cognitive Behavioural Assessment) - Scale Primarie.
o    Mind-lab (Valutazione psicofisiologica livello di arousal).
o    Questionario di rilevazione ricettività stimoli edonici (QRR-SE - Tizza G., 2012).
o    CPAS (Scala fisica anedonia).

Fase di TRATTAMENTO e RE-INSERIMENTO: valutazione/monitoraggio evoluzione cambiamenti
Durante la fase di trattamento valutiamo l’evoluzione di auspicati cambiamenti rispetto alla diagnosi iniziale, nonché i limiti e le risorse del paziente in funzione dell’intervento ai vari livelli citati.
Nello specifico, è importante valutare l’evoluzione:
1)      della motivazione al cambiamento (MAC/E)
2)      del rapporto patologico di dipendenza con la sostanza (storia d’abuso)
3)      dell’entità dei limiti nei processi metacognitivi (SVAM)
4)      delle competenze relazionali e della comunicazione assertiva (SIB)
5)      dell’autoefficacia (scale di Caprara) e delle competenze di coping e problem solving
6)      di frequenti disturbi di personalità (SCID II)
7)      dei frequenti disturbi alessitimici (SAR)
8)      della rigidità di determinati schemi mentali interpretativi e descrittivi, con lo scopo di rilevare     e affrontare vincoli e caratteristiche problematiche degli utenti (YSQ)
9)      del livello e del tipo di esperienza dissociativa presente (DES)
10)   della narrativa sulla storia di sviluppo e, quindi, delle tipologie di attaccamento, cioè:
-          della ricostruzione delle esperienze di attaccamento (AAI)
-          delle rappresentazioni della qualità della relazione (subita o goduta) con i genitori (PBI)
-          del legame di attaccamento attualecon altre figure significative (RBI)
-          del legame d’attaccamento romantico (ECR)
11)   dell’autoefficacia percepita durante la fase di reinserimento sociale e lavorativo (scale di Caprara)
12)   Valutazione benessere (Basic SE, TMA, PWB – Psycological well-being scales)

Training Edonico

Per favorire un’adeguata ricettività verso stimoli edonici gratificanti, sfruttando un apposito elenco di 200 attività ludico-ricreative (Questionario self-report QRR-SE, Tizza, 2011), realizziamo in sintesi un piano operativo di training edonico che permette di:
1)      impegnare la mente positivamente, in “settimane del piacere”
•    del ‘fare-pensare’ (esercitarsi nel pensare a cose piacevoli)
•    del ‘fare-esplorare’ con la vista, con l’udito, con l’olfatto, con il gusto, con il tatto (attivare, sollecitare a sperimentare costantemente i 5 sensi)
•    del condividere ‘con gli altri’ creativamente le emozioni vissute
2)      coltivare delle passioni per godere anche di vibranti sensazioni, scegliendo 1/2 delle attività piacevoli ed esercitarsi per sviluppare delle ‘passioni’.
Di seguito alcune attività svolte ed altre potenzialmente realizzabili:
1.    Cavalcare
2.    Giocare a ping pong
3.    Correre spesso nei boschi o in pista
4.    Cantare spesso e imparare canzoni nuove
5.    Giocare a calcio
6.    Accudire un animale domestico
7.    Disegnare o dipingere anche all’aperto
8.    Lavorare il legno
9.    Andare a un concerto musica
10.     Ascolto approfondito musiche preferite
11.     Visione dvd video concerti
12.     Suonare uno strumento musicale
13.     Leggere libri preferiti
14.     Costruire puzzle
15.     Andare al cinema
16.     Nuotare
17.     Frequentare un corso di Karate, judo, yoga,
18.     Frequentare il poligono di tiro o tiro con l’arco
19.     Pattinare
20.     Frequentare una palestra
21.     Andare  in bicicletta
22.     Iscriversi ad un corso di ballo
23.     Fare fotografie e/o filmati originali o montaggi
24.     Giocare a tennis
25.    Recitare e seguire corsi teatrali


L’obiettivo finale è quello di favorire nuove esperienze edoniche, attraverso attività ludico, ricreative, artistiche, sportive, …, per gioire e ‘vibrare’, di altre più vantaggiose forme di dipendenza, che possano giustificare, razionalmente ed emotivamente, il mantenimento dell’astinenza, non semplicemente per ‘rinuncia’ forzata, in funzione dei costi, ma per una ‘scelta’ accettabile, in virtù dei benefici conquistati. Favorire cioè la sperimentazione di forme di piacere alternativo a quelle che propone lo spacciatore! la passione verso lo sport, l’arte, la musica, la cultura, la straordinaria bellezza della natura …
Attraverso questa nuova ed originale tecnica di training edonico,
il nostro obiettivo finale è il creare
 un ambiente arricchito (Solinas, 2010),
il quale rappresenta « … un elemento protettivo nei confronti del ‘primo’ consumo di sostanze (o della loro appetibilità) ma anche un fattore di resilienza nei confronti delle ricadute …» (Stefano Murgia, 2012)

Verifiche

Per ‘verifiche’ intendiamo l’esecuzione graduale di esperienze di esplorazione e di auto-osservazione, di esposizione a stimoli e contesti a rischio, in quanto correlati alle spinte motivazionali patogene.
Ovviamente, questo termine nasce dal linguaggio usato nelle Comunità, a definire dei momenti organizzati durante le varie fasi di trattamento per cui l’utente viene autorizzato a recarsi presso la propria residenza, rientrare per qualche giorno in famiglia, allo scopo di verificare appunto la funzionalità dei cambiamenti che si presumono essere acquisti.
Quindi è opportuno fornire delle indicazioni su come gestire il tempo a disposizione, nonché riguardo le modalità di esposizione a vecchi condizionamenti sfavorevoli, legati al contesto o la frequentazione di persone con le quali il paziente aveva condiviso le esperienze di ‘sballo’ e dissociazione.
In una fase più avanzata di trattamento, si presume che il paziente sia in grado di sperimentarsi con maggiore serenità e con successo, potendosi esporre a qualsiasi stimolo a rischio, in quanto non subisce più il peso del dover e del saper ‘rinunciare’ all’oggetto addictive, ma si sente protetto dal godere di uno stato di benessere da preservare, in funzione dei cambiamenti ottenuti attraverso l’azione psicoterapica sui i vincoli patologici e sulle condizioni di anedonia e di alessitimia.
I vari feedback riportati dal paziente durante le ‘verifiche’, quindi, le sensazioni vissute, il ‘richiamo’ più o meno forte della sostanza sperimentato ed i relativi contenuti del dialogo interno emerso, ma anche eventuali crolli emotivi ed utilizzo di vecchie e danneggianti strategie di coping, rappresentano importantissimi elementi di elaborazione, di conferma o re-inqadramento della fase motivazionale in cui collocare il soggetto.
Ci aiutano inoltre a ri-orientare l’intervento in funzione dell’emergere di determinati vincoli psicopatologici o relazionali non ancora adeguatamente affrontati e superati.
Una ricaduta non è in assoluto negativa, anzi può rappresentare un momento di crescita e di riorganizzazione di quanto fino a quel momento è stato fatto.
Quanto sopra affermato, vale anche nell’intervento ambulatoriale, ma si comprende, anche dagli aspetti evidenziati, che in questo caso il soggetto è come se fosse sempre in verifica e soprattutto in una fase iniziale risulterà chiaramente molto difficile per lo stesso reggere alle continue pressioni esercitate da innumerevoli stimoli a rischio, per cui possono manifestarsi diverse, inutili, e per niente terapeutiche, ricadute. La Comunità anche per questo rappresenta il setting ideale per affrontare in stato di protezione la realtà esterna e monitorarne l'evoluzione dei cambiamenti.

Re-inserimento

INTEGRAZIONE SOCIALE
Partiamo dal presupposto che non possiamo pretendere che il paziente non frequenti più certi contesti e persone al costo di isolarsi: è necessario che continui a godere di una delle motivazioni primarie dell’essere umano e cioè del bisogno di relazionarsi, stare con gli altri e condividere esperienze di vita.
Questa considerazione è scontata, ma di fatto, per tutta una serie di limiti e resistenze, pochissime sono le azioni terapeutiche che puntano la dovuta energia, risorse ed impegno in questa direzione.
Bisogna favorire l’integrazione sociale del paziente in luoghi e contesti ludico-ricreativi e/o socio-relazionali più adeguati e meno problematici.
Per sostenere una adeguata integrazione è necessario un intervento sul network, nel senso di coinvolgere soggetti pubblici e privati, organizzazioni di volontariato, sportive, artistico-ricreative, coordinando un’azione di rete, allo scopo di incrementare le opportunità individuali attraverso le risorse ambientali e sociali del paziente (scuola, lavoro, gruppo dei pari, tempo libero, ecc.).
Una buona integrazione sociale rappresenta un rilevante fattore protettivo.


INTEGRAZIONE LAVORATIVA
L’attivazione di laboratori di ergoterapia, anche sul versante dell’artigianato, non nasce solo per la motivazione a tenere impegnati gli utenti, ma per favorire: lo sviluppo delle abilità creative; il fare esperienza di nuove attività lavorative; l’apprendere un mestiere; l’allenarsi a gestire i conflitti in ambito lavorativo; l’abituarsi a gestire il tempo; e, soprattutto, il promuovere occasioni di soddisfazioni concrete legate al “saper fare”.
Tali attività lavorative hanno dunque lo scopo finale di sostenere una migliore integrazione nel contesto sociale di quegli utenti che completano il percorso Comunitario.
Un buon reinserimento permette di limitare quella “pressione ambientale” o quei condizionamenti sociali che rappresentano i fattori di “vulnerabilità” individuale e incrementano il rischio di ricadute.


TUTORING
Nella fase di re-inserimento vero e proprio siamo soliti sfruttare la collaborazione con gli operatori del Sert di riferimento, per la ri-presa in carico del paziente e/o provvediamo ad una adeguata attività di monitoraggio e di tutoring anche a domicilio attraverso qualcuno dei nostri operatori, fino a che il paziente dimostra una sufficiente stabilità emotiva nell’affrontare le problematiche di vita, si gode soddisfazioni nei vari ambiti esistenziali e si ritaglia il meritato spazio ludico-ricreativo per coltivare le passioni verso un paio di attività edoniche, sulle quali abbiamo puntato durante il percorso comunitario.
Nel micro-protocollo di intervento di re-inserimento sociale e lavorativo, la figura del tutor viene concepita come guida/supervisore che collabora attivamente con il soggetto per il raggiungimento di obiettivi a breve-medio-lungo termine, stabiliti in fase conclusiva di Programma comunitario.
Tale attività di tutoring rinforza e facilità cambiamenti comportamentali e dello stile di vita. Si ottiene cioè che dalla consapevolezza dei limiti e vincoli si passa all’azione comportamentale, potendo sfruttare tutte le risorse individuali, familiari e sociali mediante l’intervento del tutor.
Il tutoring rappresenta anche una forma di case management, per favorire le più adeguate forme di re-inserimento assistito a domicilio, per cui il tutor diventa un attivatore di risorse di rete ed individua, con la Supervisione dello Psicoterapeuta di riferimento, soggetti pubblici e privati, associazioni culturali, sportive, artiche, ricreative, dove inserire il paziente, allo scopo di svolgere specifiche attività che lo coinvolgono.
Obiettivo generale è il raggiungimento di uno stato di benessere globale dell’individuo, valutato su sei ambiti esistenziali (Tizza 2011):
1.    Relazioni sociali
2.    Relazioni familiari
3.    Relazione romantica
4.    Attività ludico-ricreative
5.    Ambito lavorativo
6.    Ambito progettuale

E' questa una forma sperimentale di tutoring (dimissione protetta, re-inserimento assistito), necessaria affinché possiamo assicurarci che il paziente non ricada nelle solite trappole. 

Comunità "Vivere"

Comunità Residenziale per il trattamento delle Dipendenze Patologiche

Via B. Croce, 37 - 94015 Piazza Armerina - ENNA
SICILY - ITALY
E.mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Tel./Fax: 093589839

Cantieri Creativi